lunedì 2 aprile 2012

Quei 17 comuni maledetti dal fisco

In tutta la provincia ecco dove l’addizionale Irpef è allo 0,8 per cento

Un nuovo non invidiabile record con il quale devono fare i conti gli amministratori e gli stesi cittadini di 17 comuni della Provincia. Sono tra i 138 comuni più tassati d’Italia. Questa classifica prende in considerazione solo le addizionali Irpef e a quella comunale dell’0,8 % si aggiunge la sovrattassa regionale dello 2,03 % per una pressione che, solo per queste voci, arriva al 2,83%.
• Grande preoccupazione, poi, si manifesta nei contribuenti per l’entrata in vigore dell’Imu che, almeno secondo indiscrezioni, per le prime case si dovrebbe attestare introno al 4 per mille, mentre per gli altri immobili dovrebbe partire dal 7 per mille, senza escludere un ritocco verso l’alto fino a sfiorare anche il 10. Questo ovviamente facendo un discorso di media.
• Ma quali sono questi comuni. Ecco l’elenco: Agropoli, Albanella, Baronissi, Bellizzi, Capaccio, Ceraso, Giffoni Valle Piana, Mercato San Severino, Monte San Giacomo, Olevano sul Tusciano, Polla, San Marzano sul Sarno, San Cipriano Picentino, San Valentino Torio, Sarno Siano, Vietri sul Mare.
• Ovviamente a questo quadro giá difficile si aggiungono le posizioni specifiche. Basta prendere il caso del comune più grande, Sarno. E’ tra quelli che battono più cassa nei confronti dei suoi contribuenti e alle richieste tributarie si sommano, poi, le altre voci di notevole incidenza sui bilanci familiari, come il costo del servizio idrico che, negli ultimi anni, ha avuto notevoli impennate con il consenso dei Comuni, facenti parte dell’Ato. Nel 2011, poi, l’amministrazione ha incassato anche l’addizionale sull’energia elettrica, che ogni utente locale ha versato in proporzione ai consumi effettuati. Per il contribuente sarnese, non è un bel quadro quello tracciato dal dato statistico e un rapporto Svimez, in via di pubblicazione, anticipa come negli ultimi dieci anni, le entrate tributarie pro capite, nei comuni interessati del Centro Sud, sono praticamente triplicate, passando da una pressione di 119 euro a testa a di circa 300 euro a componente familiare.
• Sempre lo stesso rapporto sottolinea come la qualitá dei servizi, nonostante l’aumento del prelievo, non sia migliorata. Il rischio maggiore è che, sempre per esigenze di bilancio, la pressione possa aumentare e la qualitá dei servizi possa ulteriormente diminuire. Infatti, la diminuzione dei trasferimenti dello Stato ha creato un vuoto di un milione e mezzo di euro circa che deve essere colmato agendo sulla spesa, giá ridotta, e sulle entrate. Con l’abolizione dell’Ici, fino allo scorso anno, i trasferimenti da Roma compensavano il minor gettito, riportando la situazione in equilibrio. Sará difficile evitare una nuova scure e impossibile diminuire il livello di pressione.
Gaetano Ferrentino
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"La Città" 02.04.2012

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