| La necropoli del Gaudo trasformata in una mega-discarica di amianto |
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| il tempietto di epoca romana | tra le serre per la coltivazione | delle fragole |
| Rappresentano per la comunitá scientifica internazionale le tracce più antiche di insediamenti umani nella zona pestana; risalgono addirittura al periodo del paleolitico. Sono le tombe a camera, che insistono nella necropoli del Gaudo, che si estende per un’area di circa duemila metri quadrati, a due passi dei più famosi templi greci. • Eppure queste antiche testimonianze sono diventate ostaggio di inquinatori senza scrupoli che hanno trasformato via Laghetto, la strada lungo la quale insistono le tombe, in una mega discarica a cielo aperto. • In zona vengono sversati rifiuti di ogni genere: pneumatici, lastre di eternit contenenti amianto, plastica, residui domestici, indumenti. Indignati i turisti e gli studiosi stranieri, che vengono in Italia e scoprono un sito di tale pregio lasciato al degrado più assoluto. • La necropoli del Gaudo è situata a pochissima distanza dei templi di Paestum. Fu casualmente scoperta dagli alleati anglo-americani nel 1944, durante la costruzione di una pista d’atterraggio: nel movimentare il terreno emersero una serie di sepolture d’etá preistorica. Il tenente John Brinson, un archeologo al seguito dell’esercito alleato, eseguì lo scavo d’una tomba e stese un rapporto scientifico, conservato presso la biblioteca del Museo archeologico nazionale di Napoli. • Da allora le sepolture scavate sono state numerose: quasi tutti i dati sulla cultura del Gaudo derivano dallo studio delle necropoli. Le dimensioni e l’articolazione stessa di queste necropoli, formate da tombe a grotticella artificiale con deposizioni plurime, testimoniano di comunitá di villaggio organizzate sulla base di clans familiari. Un patrimonio di inestimabile valore storico e culturale, con tracce pertinenti alla civiltá dei metalli (Eneolitico, dal c. 2000 a. C. in poi). Nella necropoli sono venute alla luce varie tombe a camera con piccolo corridoio o pozzetto di accesso, che restituirono ceramiche di influenza argarica e lontanamente anatolica, pugnaletti di rame, osso lavorato con incisioni. Nelle tombe sono stati ritrovati molti askoi, caratteristici vasi a saliera. Ritrovamenti conservati nel museo archeologico di Paestum. • La zona dove si trova la necropoli è di facile accesso, si raggiunge attraverso una traversa di via Magna Graecia, quale appunto via Laghetto, e pertanto nel mirino dei tombaroli che, da tempo, effettuano incursioni notturne alla ricerca di antichi reperti da piazzare sul mercato illegale. In zona insistono sepolture che vanno dall’etá del Bronzo all’epoca romana. Nella contrada Andreiuolo-Laghetto è stata rinvenuta un’altra necropoli con 800 tombe risalenti al VI secolo a.C. • Sepolture che vengono saccheggiate e che non possono essere scavate dalla Soprintendenza perché non ci sono i finanziamenti da parte del Ministero che consentano di riportare alla luce tesori di inestimabile valore. Poche decine quelle recuperate. In molti casi a seguito di una depredazione effettuata dai tombaroli che, in più occasioni, sono riusciti a recuperare tutto il corredo funerario custodito all’interno delle tombe. La Soprintendenza è riuscita, quindi, a recuperare solo le lastre della camera di sepoltura. • Se è vero che i fondi ministeriali sono sempre più esigui, è altrettanto vero che le tombe preistoriche sommerse da rifiuti gridano vendetta. Basterebbe un’opera di bonifica per renderle fruibili a turisti e studiosi indignati di fronte ad un indecoroso spettacolo di inciviltá. Angela Sabetta © riproduzione riservata |

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